Gli Amici di Beppe Grillo hanno completato il loro piano di gestione ecosostenibile dei rifiuti.
Si certifica un risparmio energetico di 1 GigaWatt. Presto verrà presentato in Regione attraverso una conferenza stampa.
La produzione di rifiuti fino a non molti anni fa veniva considerata una conseguenza dello sviluppo ed in alcuni testi addirittura un indicatore di benessere. Essa in realtà rappresenta un indicatore dell’inefficienza del sistema produttivo e costituisce oggi uno dei fenomeni più complessi da gestire in tutti i paesi industrializzati, sia per le sue implicazioni ambientali che per quelle economiche e sociali. In un contesto mondiale di consumo accentuato delle risorse naturali, i rifiuti rappresentano un lusso per le stesse società opulente ed un oltraggio nei confronti di miliardi di individui deprivati di tutto.
La grande quantità di rifiuti prodotti in Italia (oltre 140 milioni di tonnellate all’anno, a cui vanno aggiunti quelli che sfuggono ad ogni controllo) rappresenta il segno tangibile di un sistema orientato verso una sempre maggiore dilatazione dei consumi.
La nozione assunta dallo stesso legislatore riguardo al rifiuto (l’atto del disfarsi) esprime l’esasperazione, in tutta la sua negatività, del processo dei consumi. L’etimologia stessa del termine rifiuto – ossia atto di diniego e di disconoscimento – esprime in maniera esplicita la volontà di rigettare qualcosa. In altri termini il modello di sviluppo finora assunto, fa si che oggi solo in Italia venga “disconosciuta” ogni anno l’esistenza di almeno 130 milioni di tonnellate di materia, la cui sostituzione comporta un nuovo prelievo di risorse presenti nei sistemi naturali.
Tale errato approccio culturale è responsabile del continuo aumento della produzione dei rifiuti sia in quantità assolute che per abitante. In Italia, infatti, le statistiche degli ultimi 5 anni dicono che la produzione dei rifiuti urbani è cresciuta di quasi 2 milioni di tonnellate e pro capite di oltre 30 kg. Maggiore risulta la crescita dei rifiuti speciali – aumentata di quasi il 100% negli ultimi sette anni – e per quanto riguarda quelli classificati pericolosi la crescita è stata di oltre il 30% negli ultimi cinque anni. Tutto questo a fronte di una crescita demografica pari a zero.
È di tutta evidenza l’insostenibilità ambientale di questo sistema, a fronte del quale occorre apportare radicali modifiche nei processi di consumo delle risorse e realizzare un virtuoso recupero dei materiali post-consumo. Occorre, infatti, perseguire uno sviluppo, che assicuri il rispetto delle leggi naturali di conservazione dell’ambiente, che sia dunque capace di garantire lo stello livello di beni e servizi con un minore impiego di risorse naturali. Si deve anche tener conto del peso sull’ambiente dello smaltimento. I sistemi di smaltimento, infatti, generano rilasci nocivi, contaminando le diverse matrici ambientali (aria, acqua, suolo) essenziali alla sopravvivenza degli ecosistemi.
Finora il sistema ha risposto al problema dei rifiuti semplicemente cercando di adeguare le capacità di smaltimento alla produzione dei rifiuti in continua espansione e spostando l’attenzione su “nuove” tecnologie di smaltimento (dalla discarica all’incenerimento, alla gassificazione).
Così le soluzioni appena individuate, la realizzazione di un’ulteriore discarica e/o la costruzione di un nuovo inceneritore, sembrano essere destinate a diventare in breve tempo insufficienti.
Il legislatore comunitario ha introdotto una normativa, con la quale si intende stimolare un processo virtuoso, innanzitutto, volto alla riduzione della quantità e della pericolosità dei rifiuti e, secondariamente, al recupero degli stessi, mediante riciclo, reimpiego o reintroduzione nei circuiti produttivi.
Nell’indirizzo assunto dal legislatore comunitario, l’accezione positiva del recupero consente di poter internalizzare i costi di produzione dei beni e visualizzare i veri costi del consumo.
Secondo questa normativa un bene diviene rifiuto non appena abbia cessato il suo primario ciclo di consumo. Pertanto, quando il singolo consumatore cessa di ritenerlo utile ad una qualsiasi funzione o è obbligato in tal senso, quel bene diviene immediatamente un rifiuto, anche se può essere riciclato o recuperato. Al fine di garantire la corretta gestione dei rifiuti e di prevenire forme di smaltimento pregiudizievoli per l’ambiente, si deve attribuire alla definizione di rifiuto offerta dal legislatore comunitario l’interpretazione maggiormente inclusiva. La complessa gestione del rifiuto deve essere svolta nel rispetto di diversi principi comunitari: principio di integrazione tra le politiche di tutela dell’ambiente e gli altri settori, di precauzione, di prevenzione, di “chi inquina paga”, nonché dei principi di responsabilità individuale, di responsabilità condivisa, di prossimità e di “governance”. I costi di smaltimento devono essere interamente coperti da colui che crea il rifiuto e l’addebito degli stessi deve emergere in maniera chiara e trasparente, sia nella catena di produzione che nelle tariffe pubbliche.
Riteniamo che conservare e riutilizzare le materie prime ricavabili in quantità rilevanti dai materiali post consumo, deve essere la prima regola per una corretta gestione del ciclo dei rifiuti. Il recupero delle stesse è il più grande impegno umanitario che le amministrazioni pubbliche possano affrontare.
IL PIANO RIFIUTI IN UMBRIA
Un problema complesso come quello dei rifiuti, richiede risposte altrettanto complesse ed articolate sia sul fronte della pianificazione che delle tecnologie per ridurre drasticamente la quantità dei rifiuti prodotti e la loro pericolosità. Il vecchio piano dei rifiuti che abbiamo potuto analizzare nella nostra regione si avventura speditamente e imprudentemente verso la chiusura del ciclo, pur dopo aver dato larga e apparente enfasi alle fasi preliminari previste dalla normativa. Queste ultime sono rimaste sempre, nel passato come nel presente, soltanto al livello di buone intenzioni e non hanno mai prodotto proposte e progetti di impianti per la chiusura delle filiere orizzontali.
Riteniamo quindi che il piano di rifiuti ancora in vigore, nonostante gli obiettivi prefissati in merito alla quota di raccolta differenziata ( obiettivo 2006 fissato al 45 %, obiettivo raggiunto al 29,3 % secondo i dati Arpa 2005 ), abbia completamente disatteso i vincoli e le proposte operative.
Il nuovo piano di gestione dei rifiuti non può essere basato su una sola idea guida, irreversibile, poco flessibile come l’incenerimento o costosi impianti di selezione dell’indifferenziato, ma dovrà essere, invece, basata su numerose e diversificate iniziative e metodi flessibili volti ad individuare i punti chiave di intervento nel sistema ed a raggiungere di concerto gli obiettivi, peraltro non solo quelli già precisati dalla legislatura perché già superati da molte ed estese realtà territoriali.
Si dovrà optare quindi per:
· una seria politica di riduzione dei rifiuti alla fonte
· il coinvolgimento della Comunità: partecipazione, sensibilizzazione, formazione
· raccolta differenziata porta a porta con tariffazione puntuale (più differenzi meno paghi)
· separazione corretta della frazione umida, sistemi di compostaggio centralizzati
· riuso dei materiali post consumo che mantengono forma e destinazione d’uso
· recupero e trattamento dei materiali post-consumo con sviluppo degli usi e del mercato dei materiali riciclati
· gestione dei rifiuti residuali utilizzando sistemi di Trattamento Meccanico Biologico e valorizzazione dei rifiuti per Raffinazione Meccanica
· costituzioni di uno o più centri di ricerca sulla frazione residua
· tassazione delle discariche, gestione delle stesse da parte di public company
RISULTATI ATTESI
Quote di raccolta differenziata
· 40% di raccolta differenziata per il 2009
· 50% di raccolta differenziata per il 2010
· 60% di raccolta differenziata per il 2012
· 80% di raccolta differenziata per il 2014
Aumento occupazionale
· Aumento del 100% degli addetti rispetto al metodo attuale
· Incarichi qualificati su tutta la filiera
· Lavoro stabile nel tempo (tempo indeterminato)
Tariffa
· Riduzione della tariffa rifiuti pari almeno al 20% in cinque anni
· Risparmio energetico con 40 % di raccolta differenziata
· 2.700.000 Gj (basato su dati APAT 2007) equivalenti a circa un GigaWatt/h
Emissioni evitate con 40 % di raccolta differenziata
· 400.000 tonnellate di CO2 non immesse in atmosfera
Il piano redatto da cui sono stati estrapolati i dati sopraindicati, non prevede la chiusura immediata degli impianti di incenerimento esistenti nella Regione.
Gli stessi resteranno in funzione per il tempo strettamente necessario della messa a regime del processo ciclico di gestione (uno/due anni dall’avvio).
Gli impianti saranno convertiti in sistemi di gestione TMB (Trattamento Meccanico Biologico).
I PERCHE’ del NO ALL’INCENERIMENTO
La nostra posizione nettamente contraria all’incenerimento dei rifiuti è frutto di una profonda conoscenza di dati che evidenziano ricadute gravissime dal punto di vista ambientale, economico, sanitario e sociale:
· Negli U.S.A. dal 1985 al 1995 sono state respinte 300 proposte di costruzione di inceneritori; Dal 1995 non ne è stato costruito più nessuno.
· Produce:
Ø Elevate emissioni di CO2 in atmosfera in contrasto con le linee guida europee e mondiali per la riduzione dei gas serra.
Ø Elevate emissioni tossiche in atmosfera di acidi HCl, HF, SO2, NOx.
Ø Emissioni di metalli tossici in forma di particolato, quali Pb, Cd, Hg, As, Cr,
etc, che sfuggono a qualsiasi sistema di filtraggio esistente. Questo particolato ultrafine viaggia per grandi distanze, penetra in profondità nei polmoni, arrivando fino al nucleo delle cellule, con danni estremamente gravi per il corpo umano.
Ø Emissioni di diossine e furani, composti chimici estremamente dannosi che si accumulano nel grasso animale. Dette sostanze contaminano la catena alimentare e vengono trasmesse durante la riproduzione dalla madre al feto, procurando danni accertati al sistema ormonale e al sistema nervoso centrale.
Ø Ceneri tossiche, solide e volatili (per ogni 4 tonnellate di rifiuti, una tonnellata di ceneri). Queste ceneri sono altamente tossiche e necessitano di essere stoccate in luoghi estremamente sicuri, basti pensare che in Germania vengono depositate in miniere di salgemma, chiuse in sacchetti di plastica.
· E’ assolutamente falso che l’incenerimento a recupero energetico sia conveniente. La produzione di un nuovo oggetto, realizzato partendo dalle materie prime, richiede più energia di quella necessaria per il suo riciclo e di quella ottenibile con la sua “termovalorizzazione” . Infatti combinando il riuso, il riciclaggio e il compostaggio, il risparmio energetico è superiore di almeno tre (3) volte di quello ottenuto attraverso la termovalorizzazione.
· L’inceneritore non è compatibile con le politiche di riduzione dei rifiuti, in quanto necessita di quantità elevate e costanti di rifiuti combustibili.
Le considerazioni precedenti sono frutto di numerosi studi affrontati da autorevoli scienziati e studiosi tra cui:
Ø Prof. Paul Connett, professore emerito di chimica alla St Lawrence University a Canton, New York.
Studioso di fama mondiale riguardo alle problematiche della gestione dei rifiuti, dei pericoli derivanti dall’incenerimento e delle alternative di non combustione più sicure e più sostenibili.
Ø Dott. Federico Valerio, direttore del Dipartimento di Chimica Ambientale dell'Istituto Tumori di Genova.
Ø Dott. Stefano Montanari, direttore scientifico Nanodiagnostics di Modena.
Ø Dott.ssa Antonietta Gatti, Fisico e Bioingegnere, Direttore Scientifico Laboratorio di biomateriali dell’Università di Studi di Modena e Reggio Emilia.
Ø Rete Nazionale Rifiuti Zero (Roberto Pirani)
Andrea Conti
Meetup di Terni
Comitato Cittadinanza Attiva Ambiente e Legalità
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