seconda relazione su Pianura
Non idoneità geoambientale dell’area circostante la discarica DIFRABI di Pianura per la
realizzazione di un sito di stoccaggio di 20.000 tonnellate di rifiuti imballati
inquinanti
Consulenza scientifica di
Franco Ortolani
Ordinario di Geologia
Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio
Università di Napoli Federico II
Napoli 4 febbraio 2008
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Premessa
Da recenti notizie divulgate dai mass media si apprende che il Commissario di
Governo intende realizzare un sito di stoccaggio provvisorio a Pianura, fuori dal
perimetro della vecchia discarica, per il deposito di rifiuti imballati.
Per queste balle di rifiuti, impropriamente chiamate ecoballe, dovrebbero
essere sperimentati i procedimenti di inertizzazione consistenti in non
specificati metodi che permetterebbero, per la prima volta, di “immobilizzare” le
sostanze inquinanti all’interno delle balle, evitando che queste si disperdano
nell’ambiente.
Sempre dalla stampa, come spiegato dallo stesso De Gennaro, si apprende
che a Pianura sarebbero destinate 20.000 tonnellate di rifiuti in balle che
consisterebbero non in rifiuti "tal-quale", ma in (eco)balle dei CDR di Caivano e
Giugliano, per le quali saranno applicati i nuovi protocolli di inertizzazione. Si fa
presente che anche in questo caso i rifiuti imballati sono impropriamente
chiamati ecoballe.
In base ad altre notizie fornite da De Gennaro, a Pianura "attiveremo le
sperimentazioni sui protocolli per l'inertizzazione delle ecoballe". I protocolli
sono stati "sperimentati e messi a punto dal ministero dell'Ambiente", aggiunge,
e ora "vanno testati". Tutto ciò, "lo faremo presso il sito di stoccaggio di
Pianura, dove sono destinate le ecoballe dei siti di Caivano e Giugliano".
In un articolo di Roberto Fuccillo apparso su Repubblica del 16 novembre 2007
(circa due mesi e mezzo fa) l’allora Commissario di Governo Pansa affermava
che gli studi sulla inertizzazione delle ecoballe, in modo da poterle poi usare
nelle cave, segnavano il passo e che non si era ancora visto lo strumento
legislativo che su questo punto era stato annunciato con urgenza dal governo.
Affermava Pansa che era stato costituto un pool di esperti per l'inertizzazione e
che si stava discutendo per un percorso scientifico il cui risultato non
conosceva ancora poiché gli esperti che dovevano fare le prove non gli
avevano ancora dato una risposta.
In base a quanto reso noto il giorno 4 gennaio da “il Quaderno.it”, direttore
Carlo Panella, si è appreso che era appena stato siglato un Accordo
Programmatico che coinvolgeva Regione Campania, Commissariato
straordinario di Governo e Provincia di Benevento. Il documento è stato firmato
dal presidente della Giunta Regionale Antonio Bassolino, dal neo commissario
straordinario Umberto Cimmino e dal presidente della Giunta Provinciale
Carmine Nardone. L’intesa prevedeva l’avvio, con la supervisione del Comitato
tecnico scientifico del Commissariato, di un processo innovativo di trattamento
dei rifiuti delle ecoballe mediante la triturazione, la compressione, la
inertizzazione con resina dei residui finali.
L’Agenzia adnkronos in data 1 febbraio 2008 riporta che De Gennaro intende
utilizzare il sito di Pianura per lo ''stoccaggio provvisorio di ecoballe'', come già
anticipato nella presentazione del piano, per la sperimentazione di protocolli di
inertizzazione delle ecoballe". Secondo l’agenzia citata il prefetto De Gennaro
ha sollecitato i dirigenti del ministero dell'Ambiente ad "autorizzare nei tempi più
rapidi la sperimentazione di detti protocolli". Nel frattempo, è spiegato nella
nota dell'ex capo della Polizia, gli uffici del commissariato procederanno
all'allestimento del sito sulla base delle prescrizioni già disposte da Arpat e Asl
e delle ulteriori cogenti misure fissate dai tecnici del ministero della Salute, di
quello dell'Ambiente e dello stesso Commissariato di governo.
Dalla stampa del giorno 2 febbraio 2008 si apprende che, come è stato reso
noto da un comunicato dell'ufficio stampa del ministero, la direzione per la
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qualità della vita del ministero dell'Ambiente ha espresso parere favorevole nei
confronti del protocollo di sperimentazione per l'inertizzazione delle eco-balle in
Campania concordando con il parere espresso dall'Istituto Superiore di Sanità.
Si fa presente che anche in questo caso i rifiuti imballati sono impropriamente
chiamati ecoballe; non si sa se il termine ecoballa sia una libera interpretazione
giornalistica o è il termine usato nel comunicato ministeriale. E’ evidente,
comunque, che si continua a diffondere una notizia non vera, vale a dire che
non si tratta di ecoballe ma di balle di rifiuti tal quale e inquinanti.
I rifiuti accumulati tra il 1955 e il 1995 a Pianura
Figura 1: Foto aerea rilevata nei primi anni 50, prima della realizzazione della
grande discarica (circa 70 ettari) attiva dalla metà degli anni 50 fino a tutto il
1995; con il cerchio rosso è indicata l’area probabilmente individuata dal
Commissario di Governo per realizzare l’accumulo di 20.000 tonnellate di rifiuti
imballati inquinanti provenienti dagli ex CDR della Campania nell’area
confinante con la discarica DIFRABI di Pianura.
La grande discarica è stata attiva per circa 41 anni (fino a tutto il 1995) e chiusa
il 4 gennaio 1996 dal Commissario di Governo prefetto Umberto Improta, lo
stesso che nel 1994 l´aveva sottratta alla Di.Fra.Bi. per affidarla all´Enea.
Dalla metà degli anni 50 fino al 1982 il Cratere Senga è stato usato come
discarica e in esso si stima che siano stati accumulati circa 25-30 milioni di mc
di rifiuti vari, accatastati direttamente sul suolo. Dopo è stata realizzata la
discarica a sud del cratere nella quale si stima che siano stati accumulati da 15
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a 20 milioni di mc di rifiuti previa realizzazione della impermeabilizzazione del
suolo come prevista dalla legge.
Prima della chiusura, come evidenziato dalle foto aeree rilevate nel 1994, era
stata già realizzata una profonda depressione tra la discarica e il Cratere degli
Astroni.
Figura 2: Foto da satellite nella quale è evidenziata in giallo trasparente l’area
della grande discarica. Il cratere Senga (attivo tra 4800 e 3800 anni fa) e tutta
l’area circostante è considerata ancora vulcanicamente attiva. Con il cerchio
rosso è indicata l’area probabilmente individuata dal Commissario di Governo
per realizzare l’accumulo di 20.000 tonnellate di rifiuti imballati inquinanti.
Figura 3: Rappresentazione delle aree interessate dalle discariche nell’area
Pisani su carta topografica rilevata nei primi anni 80, prima che fosse attivata la
discarica a sud del cratere Senga. Il cerchio con linea a punti rappresenta il
probabile sito individuato dal Commissario di Governo per l’accumulo di 20.000
tonnellate di rifiuti imballati.
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Rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità
Secondo tale rapporto l’area interessata dalle discariche tra il cratere Senga e
la DIFRABI (figure 1 e 2) è di 70 ettari e lo spessore medio dei rifiuti varia da
50 a 60 metri.
Ne discende che il volume complessivo dei rifiuti accumulati nei 41 anni di
attività può variare da 35 a 42 milioni di mc.
I rifiuti accumulati contengono Rifiuti Speciali e Rifiuti Tossici e Nocivi (RS e
RTN) per un valore pari al 23% del totale di RSU smaltiti; fanghi assimilabili per
un valore pari al 5-10%. Inoltre, fino al 1993 la discarica ha anche ricevuto rifiuti
ospedalieri. Nei primi giorni del 1996 la discarica è stata chiusa; la discarica,
quindi, ha funzionato fino a tutto il 1995.
Come si deduce dal rapporto ISTISAN, da 25 a 30 milioni di mc di rifiuti sono
stati accumulati direttamente sul suolo senza alcuna impermeabilizzazione alla
loro base.
Tali elementi evidenziano che il percolato si è infiltrato nel sottosuolo andando
a disperdersi nella sottostante falda che è stata rinvenuta inquinata dall’Istituto
Superiore di Sanità.
Dati originali acquisiti dallo scrivente
Figura 4: A destra= Carta topografica in scala 1:25.000 rilevata nei primi anni
80 sulla quale è delimitata (con il colore rosso trasparente) l’area della discarica
a sud del Cratere Senga attiva dal 1984 fino a tutto il 1995; è indicata l’area
probabilmente individuata dal Commissario di Governo per l’accumulo di
20.000 tonnellate di rifiuti imballati. I cerchietti rossi con la cifra in nero indicano
la quota attuale sul livello mare. Si nota che il riempimento di rifiuti ha uno
spessore variabile da 64 a 74 metri, come evidenziato anche nella figura a
sinistra con la cifra entro il rettangolo rosso.
Nella figura 5 è schematizzato l’assetto stratigrafico del sottosuolo interessato
dalla discarica, sulla base dei dati contenuti nel rapporto ISTISAN del 2004 e
sulla base delle elaborazioni cartografiche originali.
Si nota come la probabile area individuata dal Commissario di Governo sia
ubicata al margine di un’area fortemente inquinata e compromessa.
L’eventuale accumulo di rifiuti imballati inquinanti aggraverebbe, comunque, la
situazione attuale.
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Figura 5: Sezione schematica che ilustra le modificazioni geoambientali
connesse alla discarica.
Cosa vuole fare a Pianura il Commissario di Governo?
Sicuramente vuole realizzare uno stoccaggio di 20.000 tonnellate di rifiuti
imballati inquinanti, vale a dire di rifiuti prodotti dagli impianti Ex CDR che
producono l’imballaggio dei rifiuti tal quale.
Figura 6: ubicazione della probabile area individuata dal Commissario
Governativo
In un primo momento i rifiuti dovevano essere accumulati in un capannone
ubicato a qualche decina di metri di distanza dal perimetro della discarica
DIFRABI; tale tentativo è sfumato perché lo staff del Commissario Governativo
non si era accorto che il capannone era occupato da aziende attive.
L’area ora individuata, sembra, è ubicata ad alcune decine di metri di distanza
dal capannone prima citato.
Dalle dichiarazioni fatte ai mass media si apprende che De Gennaro intende
avviare, dopo essersi assicurato l’accumulo dei rifiuti imballati a Pianura, una
sperimentazione per inertizzare i rifiuti.
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Le dichiarazioni devono basarsi su atti e valutazioni progettuali, sia pure
soggetti a modifiche ma pur sempre su elaborazioni tecnico-scientifiche ed
economiche.
Figura 7: ubicazione della probabile area individuata dal Commissario
Governativo
Altrimenti il Commissario Governativo non è credibile.
Che vuol dire “sperimentazione di protocolli di inertizzazione delle ecoballe” e
cosa significa “allestimento del sito sulla base delle prescrizioni già disposte da
Arpat e Asl e delle ulteriori cogenti misure fissate dai tecnici del ministero della
Salute, di quello dell'Ambiente e dello stesso Commissariato di governo” nel
momento in cui lo stesso De Gennaro afferma che il Ministero dell'Ambiente
deve "autorizzare nei tempi più rapidi la sperimentazione di detti protocolli".
E’ difficile comprendere!
Si può dedurre che non si sa dove e come fare l’inertizzazione; quando potrà
cominciare e quando potrà finire.
La sperimentazione, poi, potrebbe anche rivelare che non è praticamente
realizzabile. I risultati potrebbero essere ottenuti dopo mesi o anni di
sperimentazioni.
Nel frattempo i rifiuti rimarrebbero accatastati a Pianura?
E se si afferma che verrebbero asportati, quando lo sarebbero e per essere
trasportati dove?
Ragionando su quanto rivelato dallo stesso Commissario Governativo si
deduce che l’unica cosa certa sarebbe l’accatastamento di rifiuti imballati
inquinanti a Pianura per un periodo non definibile.
Deve essere dimostrato, con i progetti, dove e come si realizzerebbero i
laboratori per sperimentare l’inertizzazione. Gli impianti sarebbero realizzati a
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Pianura o in altri siti: In quanto tempo sarebbero in grado di iniziare le
sperimentazioni? I risultati da chi sarebbero controllati e validati?
Conclusioni
In base al D.L. 36/03 nelle aree caratterizzate da vulcanismo attivo come
l’area flegrea e la zona dei Pisani e del Cratere Senga (attività eruttiva tra
4800 e 3800 anni fa) non si possono realizzare discariche di materiali
inquinanti come i rifiuti imballati prodotti dagli impianti ex CDR della
Campania.
Tale divieto è riportato anche nel Piano Rifiuti del Prefetto Pansa del 28
dicembre 2007 (figura 12).
Nelle aree vulcaniche attive qualsiasi impermeabilizzazione alla base dei
rifiuti può essere lacerata in seguito ai rigonfiamenti del suolo e alle
conseguenti dilatazioni e tensioni; le lacerazioni farebbero disperdere il
percolato nei sottostanti sedimenti permeabili e nella falda idrica
inquinandola.
L’inquinamento delle acque sotterranee può arrecare danni diretti ed
indiretti alla salute degli uomini; realizzando una discarica di rifiuti
inquinanti in area interessata da vulcanismo attivo, secondo lo scrivente, la
Pubblica Amministrazione si renderebbe autrice di una inosservanza all’Art.
32 della Costituzione Italiana.
Non è possibile derogare al citato articolo e conseguentemente non è
possibile realizzare un ulteriore accumulo di materiale inquinante nella zona
circostante la discarica.
Si tenga presente che anche l’eventuale accumulo temporaneo di rifiuti
imballati sulla superficie del suolo ai margini della grande discarica non fa
che aggravare la precaria situazione ambientale attuale già evidenziata dal
sequestro probatorio attuato dalla Magistratura di Napoli.
L’area della discarica può solo essere sottoposta ad interventi di risanamento
ambientale e non devono essere realizzati interventi che incrementino
l’inquinamento anche nelle zone al contorno della grande discarica.
La sperimentazione che si dovrebbe avviare, naturalmente, non può essere
limitata nel tempo; non si può prevedere scientificamente quando i risultati
eventualmente utili saranno raggiunti.
Nel frattempo i rifiuti imballati continuerebbero ad essere stoccati ai margini
della grande discarica e contribuirebbero ad incrementare l’inquinamento
ambientale.
In base ai dati sintetizzati precedentemente si deduce che l’area circostante
la grande discarica non è idonea per lo stoccaggio di rifiuti imballati.
Prof. Franco Ortolani