La settimana scorsa sulla stampa Napoletana è apparsa la notizia di un presunto scandalo in relazione agli importi dei costi relativi alla direzione lavori dell’Ospedale del Mare, attualmente in fase di costruzione alla falde del Vesuvio, mentre il 14 settembre sul Corriere del Mezzogiorno sono state riportate dichiarazioni “rassicuranti” del Sottosegretario Guido Bertolaso in merito al rischio rappresentato dal Vesuvio. Il Responsabile della Protezione Civile si dichiara infatti preoccupato più dai Campi Flegrei e da Ischia, che dal Vesuvio. Il silenzio della Protezione Civile sulla vicenda della costruzione dell’Ospedale del Mare là dove esso è ubicato va interpretato forse anche alla luce di questa “poca ansia” nei confronti del rischio Vesuvio? A mio avviso, il vero scandalo di tutta la vicenda della costruzione di una siffatta struttura consiste solo nella illogica e scellerata scelta della sua ubicazione, la cui responsabilità non può essere “scaricata” solo sui politici. L’Ospedale del Mare, che, in particolare, si configura come il più grande Ospedale dell’Italia meridionale, risulterà infatti inserito nella frazione Ponticelli del Comune di Napoli, a un centinaio di metri di distanza da quella che viene delimitata come Zona Rossa dalla Protezione Civile per quanto riguarda il rischio Vesuvio. In particolare, sarà distante circa 7,5 km dal cratere del Vesuvio, ricadendo comunque nella Zona Gialla (Zona a pericolosità differita), così come risulta delimitata dalla Protezione Civile (Figura 1).
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Figura 1 – Delimitazione delle zone a rischio (8 e 11 Km) sulla base della estensione dei flussi piroclastici del passato. La zona rossa è quella delimitata dalla Protezione Civile; quelle ad 8 e 11 km sono delimitate dal Prof. Giuseppe Rolandi sulla base della distribuzione dei flussi piroclastici in epoche passate.
I responsabili della Protezione Civile hanno in più occasioni affermato che gli scenari proposti per la mitigazione del rischio vulcanico al Vesuvio sono i migliori possibili, e perciò non saranno modificati. Ma è proprio vero che sono i migliori possibili? E’ facile dare una risposta a questo interrogativo facendo riferimento al caso eclatante della delimitazione appunto della ormai famosa “Zona Rossa”, ovvero della Zona a più alta pericolosità e rischio vulcanico, tracciata seguendo fedelmente i limiti amministrativi dei 18 comuni che occupano le falde del vulcano. Questa zona, strategica per la messa a punto di piani di evacuazione dall’area vulcanica vesuviana, delimitata ridicolamente con criteri amministrativi, risente, in pratica, di notevoli sbilanciamenti nella effettiva delimitazione delle zone a rischio vulcanico, intorno al Vesuvio.
Una tale delimitazione, forse adottata con l’intento di facilitare una futura evacuazione dal vulcano, presenta sul piano pratico conseguenze molto negative, che emergono nel momento in cui si adottano criteri puramente vulcanologici per la delimitazione delle aree a rischio. Un confronto in tal senso viene proposto nello schema in figura 1, dove si può osservare che la delimitazione delle aree ad alto rischio, desunta dalla storia pregressa del vulcano, impone margini di sicurezza molto più ampi rispetto all’attuale Zona Rossa, uniformemente distribuiti intorno al vulcano
I guasti nella pianificazione territoriale al Somma-Vesuvio connessi con l’uso dell’attuale Zona Rossa sono evidenti. E’ noto che uno dei provvedimenti più drastici adottati dal governo regionale è costituito dall’assoluto divieto di costruzione nell’ambito della Zona Rossa. Ma, stranamente, tale divieto vale per aree ubicate a sud-est, distanti 12 km dal centro eruttivo, e non vale per aree distanti 8 km dal centro eruttivo, ubicate ad ovest. Le prime sono in Zona Rossa, le seconde no!
Questa vicenda ripropone in maniera drammatica la cattiva abitudine di spacciare per verità “assolute”, le opinioni scientifiche di alcuni ricercatori, che hanno il grande “merito” di avere rapporti molto privilegiati con la “politica”, ed in tale ottica va riaffermato il principio della necessità dell’autonomia della ricerca rispetto alla politica e alle opportunità che la politica offre.
Per continuare, con spirito democratico, la mia opera di diffusione di notizie che vedono comunque coinvolta la comunità scientifica vulcanologia e la Protezione Civile, informo l’opinione pubblica che la Senatrice Donatella Poretti dei Radicali ha presentato lo scorso 2 Luglio al Parlamento una nuova interpellanza (una prima interpellanza era stata presentata il 6.6.2007, nella passata Legislatura, dalla stessa in qualità di Onorevole) in relazione alla vicenda del costruendo Ospedale del Mare. La comunità scientifica vulcanologica era ed è pienamente parte della decisione che ha portato alla scelta dell’attuale ubicazione dell’Ospedale, proprio nelle immediate vicinanze della Zona Rossa. In questo senso fanno testo le dichiarazioni del Ministro Vannino Chiti (ex Governo Prodi) in risposta alla menzionata prima interpellanza parlamentare della Poretti. Da altre dichiarazioni poi rilasciate dal Professore Franco Barberi alla stampa (vedi intervista di WHAT’S UP del 4.11.2007) risulta invece che lo stesso fosse all’oscuro di tutto e che quindi la decisione dell’attuale ubicazione dell’Ospedale del Mare sia stata una decisione dovuta solo ai politici.
E’ sorprendente che, a fronte della dichiarata estraneità della componente scientifica nei confronti di illogiche e temerarie scelte politiche, una attenta lettura della risposta del Ministro Vannino Chiti alla citata prima interpellanza parlamentare dell’Onorevole Poretti evidenzia che le scelte, in relazione al rischio Vesuvio, sono state sempre operate sulla base dei pareri di eminenti vulcanologi di cui si avvale la Protezione Civile. Non si può quindi che rimanere allibiti quando gli stessi eminenti vulcanologi, ai quali sono stati conferiti importanti incarichi istituzionali nei passati e nel presente Governo, sostengono di non aver saputo nulla della progettazione e della costruzione dell’Ospedale del Mare in un’area ad alto rischio, a 100 m dalla Zona Rossa, e comunque all’interno della menzionata Zona Gialla (vedi interviste su WHAT’S UP). Non voglio sostenere che i vulcanologi di cui parla l’ex Ministro Chiti nella sua risposta scritta all’interpellanza dell’Onorevole Poretti fossero necessariamente al corrente degli interessi poco nobili legati alla decisione di ubicare l’Ospedale del Mare in zona ad alto rischio, ma è certo che questi stessi vulcanologi non possono non opporsi alla decisione della politica di procedere ad una tale illogica scelta. In particolare, il Professore Barberi, vulcanologo, è stato per anni Sottosegretario alla Protezione Civile Nazionale, e attualmente è Presidente Vicario della Commissione Grandi Rischi della Protezione Civile e svolge il ruolo di Consulente per il rischio vulcanologico della Regione Campania. Forse le Autorità Regionali non hanno ascoltato il parere né della Protezione Civile Nazionale né di quella Regionale, ciò contrariamente a quanto sostiene il Ministro Chiti? La delimitazione della Zona Rossa è stata fatta dagli scienziati, certo non dai politici! Se agli eminenti vulcanologi (come li definisce l’ex Ministro Vannino Chiti) sta a cuore la salvaguardia della popolazione, perché allora essi non intervengono pubblicamente contro le Autorità politiche che si rendono responsabili di una tale scellerata e temeraria scelta? Perché l’intera Commissione per i Rischi Vulcanologici presso la Protezione Civile non rassegna le dimissioni, dato che le Autorità politiche prenderebbero decisioni di una tale gravità senza consultare la Commissione stessa?
Prof. Benedetto De Vivo
Ordinario di Geochimica Ambientale
Università di Napoli Federico II
e
Adjunct Professor
Virginia Polytechnic Institute & State University
Blacksburg, Virginia, USA
scandalo ospedale del mare - Articolo del prof. B. De Vivo
Posted on Settembre 24th, 2008