pIANURA PROF. oRTOLANI

Non idoneità geoambientale dell’area circostante la discarica DIFRABI di Pianura per la realizzazione di una nuova discarica di rifiuti imballati inquinanti
Consulenza scientifica di
Franco Ortolani
Ordinario di Geologia
Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio
Università di Napoli Federico II
Napoli 20 gennaio 2008

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Premessa
Da recenti notizie divulgate dai mass media si apprende che il Commissario di
Governo intende realizzare una nuova discarica per l’accumulo di rifiuti
imballati inquinanti provenienti dagli ex CDR della Campania nell’area
confinante con la discarica DIFRABI di Pianura (figura 1).
Quest’ultima è stata attiva per circa 41 anni (fino a tutto il 1995) e chiusa il 4
gennaio 1996 dal Commissario di Governo prefetto Umberto Improta, lo stesso
che nel 1994 l´aveva sottratta alla Di.Fra.Bi. per affidarla all´Enea.
Figura 1: Foto aerea scattata prima della realizzazione delle discariche nel
Cratere Senza e nell’area adiacente della discarica DIFRABI. E’ evidenziato il
cratere Senga (attivo tra 4800 e 3800 annifa e considerato ancora vulcano
attivo), l’area nella quale sarà realizzata la discarica DIFRABI, la zona nella
quale sarà scavata la depressione tra la discarica DIFRABI e il cratere Astroni,
l’area che sarà interessata dall’escavazione delle vulcaniti e successivamente
da accumulo di rifiuti.
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Prima della chiusura, come evidenziato dalle foto aeree rilevate nel 1994
(figure 2 e 3), era stata già realizzata una profonda depressione tra la discarica
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e il Cratere degli Astroni; tale depressione artificiale, sarebbe stata creata (in
base a quanto dichiarato nella trasmissione televisiva Porta a Porta dal
Presidente della Municipalità Soccavo-Pianura) per evitare che il biogas della
discarica danneggiasse il bosco del Parco Naturale degli Astroni. Tale
motivazione, se vera, è del tutto fantasiosa in quanto l’escavazione si è spinta
alcune decine di metri al di sotto del telo che dovrebbe isolare i rifiuti della
discarica e quindi molto al di sotto dei rifiuti che producono biogas. Appare
evidente che diverse devono essere state le reali motivazioni dell’escavazione.
I mass media riportano che il materiale inquinante potenzialmente accumulabile
nella depressione è dell’ordine di 1,2 milioni di mc.
Figura 2: Rappresentazione delle aree interessate dalle discariche e dalle
scavazioni nell’area Pisani su foto da satellite
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Figura 3: Evidenziazione dei principali interventi antropici e della fuoriuscita
di fluidi gassosi caldi.
I quotidiani odierni riportano anche la notizia di un eventuale compromesso su
Pianura concordato tra il commissario straordinario De Gennaro e il procuratore
Lepore circa la possibilità di accumulare rifiuti imballati nella depressione
artificiale scavata tra la discarica DIFRABI e il cratere degli Astroni prima del
1994.
La presente relazione è stata elaborata in base ai dati acquisiti con rilevamenti
diretti, interpretazione di foto aeree e da satellite, e con lo studio del rapporto
dell’Istituto Superiore di Sanità del 2004 e del rapporto ENEA del 1995 redatto
per incarico della Magistratura di Napoli e della Guardia di Finanza.
Rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità
Secondo tale rapporto l’area interessata dalle discariche tra il cratere Senga e
la DIFRABI (figure 2 e 3) è di 70 ettari e lo spessore medio dei rifiuti varia da
50 a 60 metri.
Ne discende che il volume complessivo dei rifiuti accumulati nei 41 anni di
attività può variare da 35 a 42 milioni di mc.
I rifiuti accumulati contengono Rifiuti Speciali e Rifiuti Tossici e Nocivi (RS e
RTN) per un valore pari al 23% del totale di RSU smaltiti; fanghi assimilabili per
un valore pari al 5-10%. Inoltre, fino al 1993 la discarica ha anche ricevuto rifiuti
ospedalieri. Nei primi giorni del 1996 la discarica è stata chiusa; la discarica,
quindi, ha funzionato fino a tutto il 1995.
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Figura 4: rilievo che evidenzia con il colore violetto le zone a temperatura piu'
alta; la predominanza del verde indica zone a temperatura piu' bassa.
Stimando che il conferimento medio annuo nel quinquennio durante il quale
sono stati conferiti rifiuti speciali, tossici e nocivi, fanghi assimilabili e rifiuti
ospedalieri per una percentuale (minima) del 30% circa dei rifiuti conferiti
(valutabili intorno a 1 milione di mc annui), si valuta che almeno un milione e
mezzo di mc di tale rifiuti altamente inquinanti siano stati accumulati nella
discarica DIFRABI.
Come si deduce dal rapporto ISTISAN, circa 20 milioni di mc di rifiuti sono stati
accumulati direttamente sul suolo senza alcuna impermeabilizzazione alla loro
base.
Tali elementi evidenziano che il percolato si è infiltrato nel sottosuolo andando
a disperdersi nella sottostante falda che è stata rinvenuta inquinata dall’Istituto
Superiore di Sanità.
Rapporto ENEA
Finora è stato possibile studiare il rapporto ENEA rinvenibile sul sito in Internet.
L’indagine effettuata mediante rilievi aerei specialistici ha messo in evidenza
anomale distribuzioni nell’immediato sottosuolo di materiali con differenti
temperature.
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Figura 5: dettaglio dell’area interessata dalla depressione artificiale. Si nota una
disomogeneità di calore alla base dello scavo, che è caratterizzato da
sedimenti sciolti omogenei in affioramento, probabilmente dovuta ad eventuali
disomogeneità di materiali nell’immediato sottosuolo.
Per quanto riguarda la depressione artificiale scavata tra la discarica DIFRABI
e il Cratere degli Astroni che dovrebbe essere colmata con rifiuti imballati
inquinanti, il rilievo ENEA del 1995 mette in evidenza che alla base della cavità
si trova una anomala distribuzione della temperatura pur essendo
caratterizzata da sedimenti omogenei (figura 5).
Dati originali acquisiti dallo scrivente
Lo studio delle foto aeree ha consentito di riscontrare alcune anomalie alla
base della depressione artificiale che è stata approfondita di circa 40 m rispetto
alla superficie del suolo originaria (figura 6). Lo scavo è stato effettuato prima
del 1994 come evidenziato dal rilievo aereo rinvenibile sul sito atlanteitaliano.it
del Ministero dell’Ambiente. In tale rilievo si nota che la base dello scavo è
costituita da sedimento non coperto da vegetazione.
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Figura 6: Carta topografica in scala 1:5000 rilevata nel 1998 (CTR) che illustra
l’area interessata dalla depressione artificiale e dalla discarica DIFRABI.
Anche nelle foto aeree rilevate nel 2000 la base dello scavo è sempre privo di
vegetazione.
Tale fatto è anomalo in quanto i sedimenti sciolti vulcanici in circa due anni si
pedogenizzano dando origine ad uno strato di terreno che consente
l’attecchimento e la crescita della vegetazione erbacea ed arborea.
Nelle foto aeree rilevate nel 2006 si nota che la base dello scavo è ricoperta
quasi completamente da vegetazione erbacea ed arbustiva.
L’anomalia rilevabile alla base dello scavo potrebbe essere imputata a continuo
accumulo di sedimenti sciolti che non ha consentito l’attecchimento della
vegetazione.
Dal momento che è improbabile che l’accumulo dei sedimenti sciolti sulla base
dello scavo sia stato naturale, andrebbe verificato se tale accumulo sia stato
provocato dall’uomo al fine di ricoprire materiali estranei ivi accatastati.
Quest’ultima ipotesi potrebbe trovare un riscontro anche nell’anomala
distribuzione delle temperature rilevata nel 1995 dall’ENEA.
I dati acquisiti con le elaborazioni originali sono sintetizzati nelle figure seguenti
(figure 7, 8, 9, 10 e 11).
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Figura 7: Foto aerea del 1994 che evidenzia l’assenza di vegetazione alla base
dello scavo.
Figura 8: Foto aerea del 2000 che evidenzia l’assenza di vegetazione alla base
dello scavo.
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Figura 9: Foto aerea del 2006 che evidenzia la presenza di vegetazione alla
base dello scavo.
Figura 10: Foto da satellite obliqua della zona interessata dalla depressione
artificiale, dalla discarica DIFRABI e da un capannone.
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Figura 11: Carta topografica in scala 1:5000 rilevata nel 1998 (CTR) che
illustra l’area interessata dalla depressione artificiale e dalla discarica
DIFRABI. L’eventuale volume accumulabile nella depressione è dell’ordine di
230.000 mc; la cavità a sud della depressione principale evidenziata in rosso
trasparente potrebbe contenere circa 70.000 mc fino a raggiungere la quota
di base della discarica DIFRABI.
Conclusioni
La depressione artificiale è stata scavata con pareti molto inclinate in
sedimenti piroclastici permeabili per porosità che ospitano una falda
ubicabile a circa 70 m di profondità rispetto alla base della cavità.
In base al D.L. 36/03 nelle aree caratterizzate da vulcanismo attivo come
l’area flegrea e la zona dei Pisani e del Cratere Senga (attività eruttiva tra
4800 e 3800 anni fa) non si possono realizzare discariche di materiali
inquinanti come i rifiuti imballati prodotti dagli impianti ex CDR della
Campania.
Tale divieto è riportato anche nel Piano Rifiuti del Prefetto Pansa del 28
dicembre 2007 (figura 12).
Nelle aree vulcaniche attive qualsiasi impermeabilizzazione alla base dei
rifiuti può essere lacerata in seguito ai rigonfiamenti del suolo e alle
conseguenti dilatazioni e tensioni; le lacerazioni farebbero disperdere il
percolato nei sottostanti sedimenti permeabili e nella falda idrica
inquinandola.
L’inquinamento delle acque sotterranee può arrecare danni diretti ed
indiretti alla salute degli uomini; realizzando una discarica di rifiuti
inquinanti in area interessata da vulcanismo attivo, secondo lo scrivente, la
Pubblica Amministrazione si renderebbe autrice di una inosservanza all’Art.
32 della Costituzione Italiana.
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Non è possibile derogare al citato articolo e conseguentemente non è
possibile realizzare un ulteriore accumulo di materiale inquinante nella zona
della depressione artificiale.
Figura 12: stralcio del piano rifiuti del Prefetto Pansa dal quale si evince che
in zone interessate da vulcanismo attivo non è possibile realizzare discariche
di materiali inquinanti.
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Si aggiunga che la morfologia delle pareti molto inclinate rende praticamente
impossibile la realizzazione di una efficace impermeabilizzazione.
Quest’ultima poi, dovrebbe essere assicurata da una guaina la cui durata è
garantita per non più di 15 anni.
Lo strato di argilla sottostante a contatto con il percolato,
conseguentemente, in pochi anni si altererebbe perdendo l’impermeabilità
come dimostrato sperimentalmente dal Prof. Favaretti dell’Università di
Padova.
Si aggiunga che in ambiente vulcanico si possono avere temperature anomale
anche in superficie in seguito a circolazione di fluidi naturali, particolarmente
attivi durante i fenomeni bradisismici, come accaduto tra il 1983 e 1985.
L’eventuale presenza di materiale “estraneo” alla base della depressione
artificiale, potrebbe dare origine a temperature anomale e a produzione di
fluidi gassosi caldi come verificabile a circa 500 metri di distanza in una cava
parzialmente riempita da materiali non conosciuti dove è osservabile la
fuoriuscita di fluidi gassosi a circa 50 gradi.
I fluidi gassosi naturali o provenienti da reazioni esotermiche nell’ambito di
materiali sconosciuti accumulati, come si riscontra nella citata cava, sono
caratterizzati da temperature anomale e da notevole aggressività.
Tali fattori determinerebbero una veloce alterazione della struttura
impermeabile.
Deve essere chiaro a tutti che l’eventuale riempimento della depressione
artificiale, indicata dai mass media come probabile discarica, con rifiuti
imballati equivale ad incrementare l’inquinamento ambientale dell’area
interessata dalla discarica DIFRABI e del suo sottosuolo.
L’eventuale accumulo non dovrebbe avvenire a quota superiore alla base dei
rifiuti della contigua discarica DIFRABI per non provocare un incremento dei
carichi sui sistemi di captazione e derivazione del biogas.
Il volume massimo accumulabile nella depressione principale evidenziata in
rosso trasparente nella figura 11 potrebbe raggiungere i 230.000 mc circa ai
quali si potrebbero aggiungere circa 70.000 mc potenzialmente accumulabili
nella contigua depressione, fino a raggiungere la quota di base della discarica
DIFRABI.
Si tenga presente che anche l’eventuale accumulo temporaneo di rifiuti
imballati sulla superficie del suolo deve sempre essere effettuato adottando
tutte le idonee azioni per evitare la dispersione di inquinanti sul suolo e nel
sottosuolo.
In conclusione è evidente che le caratteristiche geoambientali connesse
all’attività vulcanica attiva rendono irrealizzabile una discarica nell’area
contigua alla discarica DIFRABI.
La realizzazione di una discarica nella depressione compresa tra la discarica
DIFRABI e il cratere Astroni non potrebbe mai avvenire con la sicurezza
geologica a scala plurisecolare, necessaria per le discariche di materiale
inquinante come i rifiuti tal quale imballati contenenti anche metalli pesanti.
Si tenga presente, anche, che l’eventuale accumulo di rifiuti nella
depressione potrebbe ricoprire definitivamente eventuali materiali estranei
all’ambiente accumulati e ricoperti abusivamente sul fondo della depressione
stessa.
Prof. Franco Ortolani